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Come Affrontare la Crisi

Questo particolare momento economico, sociale e culturale ci mette davanti ad una grande opportunità: riscoprire l’importanza della solidarietà, intesa nel senso ampio del termine, ossia quella capacità di uscire dagli individualismi per cercare, nell’interazione con gli altri, quella forza e quell’efficacia che sembrano andate perdute.

Le persone, ma addirittura le aziende (che sono comunque fatte da persone) sembrano aver smarrito quella capacità di unire le proprie forze per affrontare, insieme, le difficoltà.

Ognuno sembra sicuro di dover contare solo su se stesso, e sulle proprie capacità, mentre è proprio nella condivisione che si scopre quanto, da parte degli altri, può arrivare a sostegno di una nuova iniziativa oppure, molto semplicemente, a conferma che non si è soli a pensarla in un certo modo.

Le aziende possono, e devono, riscoprire la centralità dell’individuo, solo così si uscirà dalla logica dei puri costi (gli stipendi e i contributi) per beneficiare delle reali potenzialità delle persone, ossia delle risorse umane presenti in azienda.

Troppe persone considerano l’azienda il posto fisico dove svolgere una serie di attività compensate, alla fine del mese, da una certa quantità di denaro (quello che una volta si definiva salario) e troppe aziende cadono nella trappola di considerare la risorsa umana, al pari di tutte le altre risorse, perdendo così una grossa opportunità: quella di beneficiare del potenziale che ogni persona può, e riesce, ad esprimere quando è motivata a fare ciò che le viene richiesto.

Nonostante gli approfonditi studi sui meccanismi della motivazione umana, sembra che questo semplice meccanismo di “causa ed effetto” sfugga non solo alla maggior parte dei datori di lavoro ma, incredibilmente, anche alla maggior parte dei lavoratori, di qualunque ordine e grado.

Neppure in quei casi, spesso eclatanti, di manager super pagati, infatti, si può parlare di motivazione, ma semplicemente di opportunità data a qualcuno di lucrare sull’inefficienza del sistema, addirittura con il consenso del sistema stesso.

Per uscire da questa crisi che, come tutti hanno compreso, non è qualcosa di puntuale e di definito, occorre riuscire a cambiare ottica, mutare la prospettiva.

Solo così da una situazione penalizzante si potrà giungere ad un possibile punto di partenza concreto per un reale cambiamento.

Le aziende devono riscoprire le possibilità di fare squadra, unendosi non a livello contrattuale, ma smettendo di temere quelli che non sono (e non vanno più considerati) concorrenti, ma bensì i “partner di sistema”.

In un’economia globale l’errore è credere di non essere parte integrante del sistema, sotto-valutando il fatto che, dalle azioni fatte, oppure non fatte, da altre aziende derivano inevitabilmente benefici oppure danni anche alla propria azienda, magari in modo indiretto e non immediatamente percepibile, ma sicuramente misurabile con un dato oggettivo: “nessuno sta riuscendo a vedere la fine del tunnel!”

In realtà il tunnel, in cui siamo tutti dentro, è …in costruzione!

Da un lato c’è il mondo economico impostato come tutti sanno, dall’altro c’è un nuovo modo d’interagire che pochi ancora ritengono valido.

Se non si riuscirà ad allineare i due lati delle gallerie, il rischio è che il tunnel della crisi, (con dentro tutti quelli che vorrebbero che le cose tornassero come prima) non si incontri mai con quello del cambiamento dove solo alcuni stanno già agendo in modo diverso.

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